Coaching per avvocati

Gli avvocati e tutti i liberi professionisti dell’area legale sono, molto spesso, divisi sulle riforme e sull’evoluzione della professione. Al contrario, sono tutti d’accordo sul fatto che l’attività stia passando un momento cruciale.

Ormai, il “vecchio” modo di fare degli avvocati è scomparso. Ci sono meno rapporti di fiducia, c’è l’aumento della concorrenza, i tempi e i ritmi di lavoro sono sempre più veloci e la necessità di specializzarsi e organizzarsi in maniera più articolata sono solo alcuni tra i nuovi aspetti della professione dell’avvocato. È ormai chiaro come le vecchie soluzioni non siano più efficaci di fronte ai nuovi problemi.

Primo step: cambiare prospettiva e affrontare i problemi come nuove sfide e progetti

Nel proprio lavoro, ognuno crea una propria “zona di comfort”, all’interno della quale cerca di rimanere perchè, in qualche modo, è rassicurante. La conseguenza è che, di fronte alle nuove situazioni professionali, il primo impulso è quello di mettere in pratica ciò che si conosce e che è già stato sperimentato. Le abitudini prendono spazio nelle scelte e determinano i risultati. Quindi, prendere coscienza che le situazioni stiano cambiando o siano già cambiate è difficile. Si è davanti a un nuovo scenario, che richiede di essere compreso e, di fronte al quale, sarà necessario adottare nuove soluzioni, acquisire nuove risorse e nuovi strumenti.

Secondo step: “essere manager”.

Entrano in scena le “soft skills”, le competenze trasversali alla professione di avvocato. Sono la capacità di comunicare con efficacia con colleghi, collaboratori e clienti o in pubblico, le abilità di negoziazione e di leadership in ufficio, la gestione del tempo e dello stress e la gestione dei dipendenti. Per questo, possedere competenze manageriali nella vita professionale fa sempre di più la differenza tra gli avvocati. Strumenti e competenze possono essere acquisite attraverso corsi di formazione ad hoc e attraverso letture mirate. Solo tanta pratica, allenamento costante e forte motivazione trasformano il “sapere” in “saper fare”.

Terzo step: consapevolezza

È fondamentale avere idee chiare sul futuro che si vuole costruire, sulle mete da raggiungere e per le quali si è disposti a investire tutti i sacrifici. Se non si ha consapevolezza del punto di partenza, delle risorse possedute, delle motivazioni che spingono ad agire e dai valori che guidano le scelte, ecco che anche la conoscenza di strumenti e contenuti avrà poca efficacia.

Seneca diceva: “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”.

Per poter fare chiarezza su dove si è, dove si vuole arrivare e poter così effettuare scelte strategiche mirate ed efficaci, esiste la figura del business coach. Affiancando il coachee, l’avvocato, facilita e supporta progetti di cambiamento e di sviluppo professionale del singolo come dello studio professionale.

Quarto step: comunicazione e stati d’animo

La capacità di comunicare efficacemente in qualunque contesto è da sempre una delle più apprezzate e remunerate dagli esseri umani di qualunque cultura. Chiunque rivesta ruoli di leadership, in qualunque ambito della vita, non può prescindere dall’acquisire tale l’abilità. Tutto questo è vero per chi svolge professioni, come quella forense, in cui la capacità di convincere e persuadere a livello emozionale è tanto importante come quella di saper argomentare in maniera logica e stringente le proprie ragioni.

Il ruolo delle emozioni è importante in ogni forma di comunicazione, perché qualunque decisione è sempre filtrata dallo stato d’animo del momento. L’avvocato che riesce a creare lo stato d’animo più propizio ai fini dell’obiettivo che si è prefissato, ha maggiori probabilità di riuscire a persuadere giudici e giurie.

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